Ischia 8 settembre  1943

 

In questo articolo vengono riportato dei fatti avvenuti ad Ischia l’8 settembre così come li ho  sentiti raccontare da mio padre fin da quand’ero bambino, nelle rare occasioni in cui Egli era in vena ripercorrere quegli avvenimenti, e in occasione di ricordi o discussioni da Lui tenute con amici e parenti. Ho potuto riscontrare il racconto, sempre preciso e uguale nel tempo, con un mio collega di lavoro, conosciuto per caso, figlio di un soldato che era nella guarnigione di presidio all’isola.

 

Mi scuso se i termini militari da me utilizzati potranno risultare imprecisi, ma non sono un esperto del settore militare.

 

Non credo che i fatti riportati possano recare offesa ad alcuno, in ogni caso la mia intenzione è solo quella di ricordare alcune situazioni e avvenimenti da non dimenticare.

 

 

 

“L’8 settembre del 1943  mio padre si trovava a Casamicciola ad Ischia dove era tenente di complemento in artiglieria presso il presidio di difesa che era operativo sull’isola. Come avvenne per gli altri reparti dell’esercito italiano il comunicato del governo e la successiva totale assenza ordini e direttive abbandonò i soldati e gli ufficiali a se stessi con gravi responsabilità verso la popolazione che erano chiamati a difendere, verso le leggi dello stato che erano tenuti a rispettare, in particolare al codice di guerra nel quale erano  previsto il reato di tradimento e la pena capitale, i reati connessi al rispetto della catena di comando e alla amministrazione della cosa pubblica ecc.

 

I capitano comandante del presidio di difesa convocò una riunione degli ufficiali per decidere sul da farsi. I tedeschi presenti sull’isola, una compagnia di SS  presente sull’isola per controllare i militari italiani, aveva inviato un ufficiale di collegamento per intimare agli italiani di “inchiodare i pezzi” (rendere non operativi gli armamenti pesanti).

 

La seduta fu drammatica. I tedeschi minacciavano di considerare un atto di guerra il rifiuto di distruggere le armi, il Comandante del presidio, unico militare di carriera,  propendeva ad ubbidire ai tedeschi, ma voleva la copertura dei suoi subordinati, gli ordini contenuti nel comunicato di Badoglio prevedevano che l’esercito rimanesse operativo, mantenesse le armi e le consegnasse a nessuno.

 

Gli ufficiali decisero di rimanere fedeli alla Patria rappresentata dal Re. Il Capitano Comandante fu colto da una crisi, si mise a piangere, si dissociò dagli ufficiali dichiarando di non condividere la loro decisione e si dichiarò prigioniero degli stessi, si chiuse nella cella di rigore e gettò via la chiave.

 

Gli ufficiali si rendevano conto degli altissimi rischi che correvano e si prepararono al peggio. Mio padre andò presso la pensione dove mia madre alloggiava per avvertirla della situazione, per la sciarle il danaro che aveva con se, per salutarmi (io avevo 8 mesi) e per lasciarle una pistola per ogni eventuale situazione di emergenza; quindi tornò al reparto e iniziò l’attesa degli eventi.

 

Nella notte i tedeschi sbarcarono sull’isola, presero il controllo degli accessi critici e provvidero a ritirare in sicurezza la guarnigione di S.S. presente sull’isola. Si imbarcarono portando con se gli armamenti per concentrarsi con le altre truppe tedesche, organizzarsi e reagire.

 

Le compagnie di camice nere presenti presso la guarnigione fuggirono abbandonando divise e armi.

 

La mattina seguente gli ufficiali organizzarono una battuta nei campi per il recupero delle armi abbandonate dai fascisti e da alcuni soldati in fuga. Ciò essenzialmente per via delle bombe a mano abbandonate, alcune delle quali già in mano ai bambini locali. Furono trovate bombe, mitra, fucili e pistole.

 

Nei giorni successivi ci furono altre diserzioni da parte di soldati, in particolare di quelli che avrebbero potuto raggiungere casa sul continente. La guarnigione si dimezzò di numero, rimasero circa 400 uomini.

 

Qualche giorno dopo la ritirata delle S.S. dall’isola i tedeschi ferrarono un attacco di artiglieria dalla costa contro le postazioni Italiane presenti sull’isola. I soldati italiani risposero con la massima energia possibile finché gli attacchi tedeschi cessarono.

 

Passarono altri snervanti giorni di attesa senza ordini, senza mezzi, senza viveri. Tentarono di farmi mangiare una galletta di ordinanza prodotta prima della guerra 1915-18. L’episodio mi è stato raccontato tante volte perché nello stesso  momento in cui spruzzai la galletta sui muri della sala da pranzo della pensione si senti il rumore provocato dal cucchiaino con il quale venivo imboccato nell’urto con il mio primo dente. Fu una festa per le signorine  Di Lustro, proprietarie della pensione che ci ospitava, e per le poche persone che vi si erano rifugiate.

 

I soldati di stanza a Ischia furono fortunati rispetto a quanto tocco a commilitoni di Cefalonia. I tedeschi non tornarono, probabilmente non considerarono strategica la postazione.

 

Arrivarono invece gli americani. Sbarcarono con un motoscafo veloce, molto ben equipaggiati, armi spianate si disposero in modo opportuno e cercarono il contatto con gli italiani per rendersi conto dei rischi che avrebbero potuto provenire dall’Isola. Non tornarono più.

 

Senza ordini gli ufficiali decisero di tirare a sorte i nominativi di una delegazione da inviare al comando a Napoli. Un viaggio rischioso, altre imbarcazioni che avevano tentato il collegamento con il continente erano state colpite e c’erano stati numerosi morti.

 

Fu estratto mio padre che partì su un gozzo, un paio di soldati e alcune persone che avevano assoluta necessità di andare a Napoli.

 

Tutto questo descrive schematicamente alcuni fatti quotidiani, indicativi delle situazioni, delle ansie e, spesso, dei drammatici epiloghi di quei giorni.”

 

 

 

 

Non saranno mai troppe le volte in cui verrà ricordata la grave responsabilità assunta dal Re e dai capi nell’abbandonare l’esercito italiano e la popolazione alla mercé del caos organizzativo, della mancanza di direttive e di sostegno operativo, in una situazione così drammatica e pericolosa come quella di un paese in guerra e invaso dal nemico. Né si possono dimenticare la latitanza dei quadri dirigenti dell’esercito, il trucco del disco pre-registrato e le comunicazioni di servizio  carenti, ambigue, ipocrite e burocratiche.